Fine incentivo biogas: quale strada conviene

Gli impianti costruiti tra il 2008 e il 2013 con la tariffa omnicomprensiva del DM 2012, fino a 280 €/MWh per quindici anni, stanno uscendo dall'incentivo tra il 2023 e il 2028. Alla scadenza l'energia torna a prezzo di mercato, con il BIO-PMG a garantire una soglia minima: una misura transitoria, pensata per accompagnare l'uscita e spingere il settore verso il biometano. Il salto di ricavo è netto e obbliga a decidere. Qui trovate le cinque strade a confronto e, sotto, ciascuna in dettaglio; poi ne parliamo sui numeri del vostro impianto.

Le cinque strade a confronto
Opzione
Quando ha senso
Cosa comporta
Proseguire col BIO-PMG
Quando ha sensoImpianto efficiente, alternative non ancora pronte
Cosa comportaRicavi a mercato con una soglia minima garantita, in calo dal 2029
Quando ha sensoImpianto idoneo: taglia, matrici, rete del gas vicina
Cosa comportaInvestimento in milioni; sostegno PNRR solo per chi ha già l'accordo
Revamping o repowering
Quando ha sensoImpianto datato, ma con anni di esercizio davanti
Cosa comportaCapex mirato sul cogeneratore, payback dentro la vita residua
Cessione
Quando ha sensoProseguire è fuori dai piani della proprietà
Cosa comportaIncasso immediato, valore legato a vita residua e conversione
Dismissione
Quando ha sensoNessuna alternativa regge sui numeri
Cosa comportaCosti di ripristino e digestato, con eventuale recupero dei componenti

Le opzioni in dettaglio

Ogni strada ha senso solo a certe condizioni di impianto, di mercato e di tempo. Ecco cosa comporta ciascuna, con i numeri che contano.

Proseguire con il BIO-PMG

Alla fine della tariffa l'energia viene venduta sul mercato e il BIO-PMG, i Prezzi Minimi Garantiti per biogas e biomasse aggiornati da ARERA con la delibera 174/2026, assicura una remunerazione minima. Dal 1° luglio 2026 la componente a copertura dei costi fissi è legata alle ore di funzionamento, con un tetto di ore equivalenti per semestre. Per il 2026 non è previsto alcun taglio, perché la spesa resta sotto le soglie di sistema; il budget cresce fino a un picco nel 2028 e poi cala, con riduzioni attese dal 2029. È la strada più semplice nell'immediato, ma per costruzione è transitoria: ha senso quando l'impianto è ancora efficiente e le altre opzioni non sono pronte, non come orizzonte di lungo periodo.

Conversione a biometano

Raffinare il biogas e immetterlo in rete come biometano è spesso l'opzione economicamente più solida per chi esce dall'incentivo elettrico. Il sostegno PNRR dedicato, una sovvenzione gestita dal GSE con contributo e tariffa, ha chiuso la fase di ammissione nel giugno 2026: chi ha un accordo di concessione realizza nei termini, entro circa due anni; per gli altri la convenienza si valuta sui fondamentali del gas rinnovabile. Non è a buon mercato: la sola unità di upgrading si colloca nell'ordine di 1–2,5 milioni di euro e la riconversione completa di un impianto agricolo si misura in milioni. Richiede idoneità per taglia, matrici e vicinanza alla rete del gas. Approfondimento nella pagina conversione a biometano.

Revamping o repowering

Quando l'impianto è invecchiato ma ha ancora anni di esercizio davanti, si interviene su cogeneratore e componenti per recuperare resa, efficienza e affidabilità. È un capex mirato, che valutiamo sul ritorno reale: su un impianto vicino alla fine dell'incentivo il payback deve stare dentro un orizzonte breve. Parte degli interventi di ammodernamento rientrava tra quelli finanziabili con il PNRR insieme alle riconversioni, per i progetti ammessi entro giugno 2026. Ha senso quando i numeri dicono che vale la pena tenere in vita l'impianto, non come intervento automatico.

Cessione

Vendere l'impianto è una strada concreta, in un mercato in cui il biogas è tra i motori delle operazioni di acquisizione in Italia. Gli acquirenti sono operatori industriali e finanziari, fondi, utility e società oil & gas, spesso interessati a rilevare impianti proprio per convertirli a biometano. Il prezzo dipende più dalla vita residua dell'incentivo, dallo stato dell'impianto e dalla sua idoneità alla conversione che dalla potenza nominale. Prepariamo la cessione dalla parte del venditore: una fotografia tecnica ed economica dell'asset, la stima della vita residua e dei rischi, per affrontare la trattativa con una valutazione solida e documentata.

Dismissione

Quando nessuna delle altre strade regge sui numeri, chiudere l'impianto e ripristinare il sito è una scelta legittima, da affrontare con lo stesso metodo delle altre. Vanno messi in conto i costi di smobilizzo e ripristino, la gestione degli stoccaggi e del digestato entro i vincoli della direttiva nitrati e l'eventuale valore di recupero dei componenti. La valutiamo a fianco delle altre opzioni, con gli stessi criteri, così che la decisione di chiudere sia motivata dai numeri.

Cosa guardiamo per decidere

La scelta non è di principio ma di numeri: quattro elementi pesano più di tutti.

Stato e resa dell'impianto

Efficienza del cogeneratore, costi di manutenzione e affidabilità: quanto può ancora produrre e a che costo.

Idoneità alla conversione

Taglia, matrici disponibili e vicinanza alla rete del gas dicono se il biometano è percorribile.

Convenienza pluriennale

Il confronto tra le opzioni su più anni: ciò che conviene subito può non convenire nel tempo.

Vincoli e contratti

Biomassa, digestato e forniture condizionano ogni strada e vanno verificati prima di decidere.

Come affianchiamo

Partiamo da una diagnosi tecnica ed economica dell'impianto, confrontiamo le opzioni sui numeri reali e definiamo con il committente la strategia più solida. Se la scelta è operativa, lo accompagniamo nella realizzazione, con lo stesso gruppo che ha condotto la diagnosi.

Parliamone

Una prima lettura dell'impianto a fine incentivo.

Raccontateci a che punto è l'impianto: anni di esercizio, stato dell'incentivo, condizioni del cogeneratore. Vi rispondiamo con una prima lettura tecnica ed economica, in forma riservata, che confronta le opzioni realmente percorribili.